• senza titolo/confini/2009/sapone in polvere/dimensioni variabili


  • progetto di installazione/elaborazione digitale/stampa inkjet su carta fotografica


  • senza titolo/confini/2009/performance 4.7.09/Villa Sucota/Como/Italia





  • senza titolo/confini/2008
    installazione/sapone in polvere/dimensioni variabili



    L'installazione è un disegno a pavimento realizzato con sapone in polvere e riproduce il planisfero. L’immagine, ad un primo sguardo, non risulta subito riconoscibile poiché comprende unicamente i confini geopolitici. Ho deciso di utilizzare il sapone perché ritengo che sia particolarmente evocativo dal punto di vista sensoriale, in quanto intimamente correlato a un senso di rinnovamento e rigenerazione. Inoltre, la polvere suggerisce un equilibrio instabile, qualcosa che, se sottoposto a determinate sollecitazioni, tende a espandersi nello spazio in modo disordinato e a perdere la propria forma originaria. In ogni epoca gli individui hanno sentito la necessità di delimitare lo spazio, in particolare quello geografico. La mente umana non si trova a proprio agio nel concepire uno spazio senza limiti e quindi cerca di attribuirgli una forma oggettiva, delimitandolo. Pertanto i confini potrebbero essere definiti come modelli semplificati di quei limiti che la nostra percezione ci impone di fissare. Essi comprendono in sé l’elemento di separazione e quello di unione tra sfere diverse; individuano cioè una sorta di “zona di scambio” tra noi e gli altri. A livello sociale, però, lo scambio e l’apertura non possono essere sempre garantiti, soprattutto quando la società stabilisce un confine ben delimitato che assume una funzione negativa e discriminatrice verso coloro che essa considera “diversi”. Credo che oggi, ancor più che in passato, la natura del confine sia più mutevole e labile di quanto non suggerisca la geografia.